Vincenzo Agnetti nasce a Milano nel 1926, nel 1948 si diploma all’Accademia de’ Filodrammatici di Milano e per un breve periodo lavora con Strehler come attor giovane al Piccolo Teatro. Alla fine degli anni ‘50 stringe amicizia con Enrico Castellani e Piero Manzoni. Nel 1959 pubblica per la rivista Azimuth i suoi primi “scritti proposizionali”. Nel 1962 si trasferisce in Argentina dove lavora nel campo dell’automazione elettronica. Nel 1967 torna in Italia, continua la ricerca nel campo della critica dell’arte e inizia la sua produzione artistica a un ritmo vorticoso che non gli impedirà di spiegarne il senso con riferimenti precisi alla struttura e alla genesi delle sue opere. Nel 1968 pubblica il romanzo Obsoleto e un’autoedizione del romanzo Tesi. L’avvicendarsi di mostre e di presenze nelle rassegne internazionali lo spingono a cimentarsi con tipologie di lavoro che utilizzano estetiche differenti ma sempre all’insegna di un rigore e di una coerenza critica che rappresentano la sua matrice artistica. Dal 1973 apre uno studio anche a New York. Nel 1981 muore improvvisamente a Milano, lasciando un’opera incompiuta e alcuni versi, che terminavano così: Prima della breve sera / torneremo alle armi / Saremo in Terra in Sole in Aria. / Poi col suonatore di fiori. Forse.


